Santa Misa en memoria del Beato José Toniolo, laico

Beato Giuseppe Toniolo (1945-1918)

Omelia [1]

Angelo Card. Amato, SDB

1. La sporgenza sociale del Beato Giuseppe Toniolo (Treviso, 7 marzo 1945 – Pisa, 7 ottobre 1918), l’economista di Dio [2], è stata compiutamente sottolineata da tutti, a partire dal decreto sull’eroicità delle sue virtù cristiane, fatto emanare da Paolo VI il 14 giugno 1971, in cui si affenna che il Professore dell’Università di Pisa, si trova al primo posto tra quelle dottissime persone, che con la vita, l’insegnamento e gli scritti, realizzò la dottrina proposta dalla celebre enciclica Rerum novarum di Leone XIII, la Magna Carta dell’azione sociale della Chiesa. Per questo il nostro Beato si può annoverare tra i grandi costruttori dell’Italia unita e un sapiente educatore degli italiani. Per nove lustri, egli formò culturalmente e moralmente generazioni di studenti, edificandoli con la scienza e con la testimonianza di credente. Sposo e padre dì sette figli, illuminato dalla fede, si fece discepolo e apostolo della verità evangelica in privato e in pubblico.

Ispirati dal T’oniolo, i cattolici appresero l’arte della presenza attiva del battezzato nel tessuto sociale e politico italiano. Oltre al· Toniolo, conviene ricordare il Beato Contardo Ferrini, professore di diritto a Pavia; il Venerabile Ludovico Necchi, medico e confondat0re dell’Università Cattolica di Milano; il Servo di Dio Luigi Sturzo, tutti esponenti di spicco dell’espansione totale della carità evangelica.

A questa benefica scuola di fonnazione, attinsero ispirazione e entusiasmo molti sacerdoti e laici del secolo scorso. Qui, ricordo solo Don Antonio Palladino, recentemente dichiarato Venerabile, che alimentato dalla grazia divina e sostenuto dalla dottrina sociale della Chiesa, ebbe la genialità propria dei sapienti, per cambiare il quartiere della sua parrocchia, chiamato significativamente “Senza Cristo”, in una presenza ecclesiale dinamica e positiva, venendo incontro non a parole ma coi fatti alle legittime rivendicazioni dei braccianti e dei lavoratori della sua città, Cerignola, città a quel tempo ribollente di turbolenze e contrasti sociali particolarmente vivaci.

2. L’esistenza terrena del Beato Toniolo si chiuse a Pisa il 7 ottobre del 1918, giorno consacrato alla Beata Vergine del Rosario, da lui invocata nella preghiera quotidiana. E noi oggi, a distallza di due mesi dalla solenne celebrazione, ricordiamo il nostro Beato in un’altra memoria mariana, quella del Cuore Immacolato di Maria. È una felice coincidenza, che sottolinea l’infusso di Maria sulla mente e sul cuore del Toniolo, che, il 10 ottobre del 1886, scriveva: «Chi ha vera devozione a Maria, chi ha piena fiducia in lei non solo si salva, ma diviene santo e gran santo» [3].

Ed è qui il segreto della dottrina e dell’impegno sociale del Toniolo, la sua santità di vita, come laico, come sposo e padre di famiglia, come testimone coraggioso del Vangelo in un contesto fortemente anticlericale. Fu la sua instancabile tensione alla santità lo scenario della sua esistenza. In una lettera del lO luglio 1904 indirizzata al figlio Antonio, scriveva: «Non dìmenticarlo mai; dentro di te e fuori di te. poni ad obiettivo della tua esistenza il quaerite primum regnum Dei e fa’ di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire».

Il suo diario spirituale ci consegna una testimonianza attendibile della sua tensione alla santità, nell’esercizio eroico delle virtù della fede, della speranza e della carità. La sua azione e la sua dottrina si radicano in questa sua vita interiore, fatta di preghiera, di meditazione, di messa quotidiana, di confessione settimanale, di comunione eucaristica, di raccoglimento. Il ritiro mensile, vissuto come una domenica di maggiore raccoglimento e di preghiera più intensa, era inoltre accompagnato anche da una tre giorni di esercizi spirituali, fatti per lo più nella settimana santa.

3. Qual era lo strumento per raggiungere il più celermente e il più compiutamente possibile l’ideale della santità? L’adesione alla volontà di Dio. Il 10 maggio 1888 scriveva: «Rammentt:rò quanto mi disse oggi il mio confessore: devi da oggi promettere di farti santo – ciò che è facile cosa, tutta consistendo nel far la volontà di Dio!».

Il discernimento della volontà di Dio diventava per lui abbandono confidente nella provvidenza divina fino a raggiungere la piena conformazione a Cristo. In una effusione eucaristica del 5 giugno 1882 scriveva: «Mio cibo, mia fortezza, mio lume, mio rinnovatore, mio tutto, trionfate di me: spezzate la durezza della mia cervice, piegate docile il mio intelletto, vuotate di me stesso il mio cuore, annichilite la mia volontà, trasformandola nella vostra, prendete il possesso dell’anima mia e siatene il padrone assoluto e perenne».

Questa attenzione alla vita interiore delinea l’aspetto mistico del Toniolo, laico e padre di famiglia, che riecheggia i sentimenti dei più grandi mistici del cattolicesimo. II 4 luglio 1887 scriveva: «Mio Gesù, toglietemi tutto, e sopra ogni altra cosa, togliete in me l’amor proprio e ogni sua soddisfazione, ma datemi voi solo, voi solo, voi solo, ora e per tutta l’eternità ed io vi loderò in eterno» [4].

Il Toniolo non è un comune battezzato, pio e devoto. Egli intende vivere l’assolutezza della sequela Christi, con il rinnegamento del proprio essere, per fare pieno spazio alla grazia. Egli si abbandona completamente – libenter, ferventer, constanter – tra le braccia di Cristo crocifisso e risorto, con assoluta umiltà, obbedienza e pazienza [5].

Il 5 giugno 1891, festa del Sacro Cuore di Gesù, scriveva: «Mio Gesù, io spero vivamente oggi, dall’inesauribile carità del vostro Cuore, che mi distaccherò da tutto, che sacrificherò tutto, che mi consacrerò tutto a voi. lo ve ne prego per il Cuore di Maria, né altro vi domando. Ed ogni gloria restituisco a voi» [6].

4. In un periodo, come quello odierno, in cui siamo subissati da proposte e da soluzioni economiche di tutti i tipi, forse conviene richiamare questo aspetto nascosto del nostro Beato, che agli occhi di Dio è l’aspetto più importante. La comunione con Dio, la fiducia nella sua provvidenza, l’obbedienza al decalogo e al comandamento della carità non sono elementi spuri che disturbano la costruzione della città dell’uomo. Al contrario essi costituiscono le pietre solide per edificare una società umana accogliente e fraterna.

Il Toniolo, pertanto, non è solo un esponente di umanità socialmente utile, ma soprattutto un testimone eccellente della carità di Cristo nella Chiesa e nel mondo. Ed è questo il traguardo che, Papa Benedetto XVI additava il 4 maggio 2008, all’Azione Cattolica Italiana, quando richiamandosi a Giuseppe Toniolo e ad Armida Barelli invitava a celebrare un anno straordinario, che’ – diceva il Papa – «potremmo qualificare della santità, nel quale vi impegnate a tradurre nella vita concreta gli insegnamenti del Vangelo».

Questo sarebbe l’invito del Toniolo oggi: il richiamo alla santità, come linfa di carità e dì grazia divina.

Al nostro Beato si adattano molto bene le parole del profeta, proclamate nella prima lettura odierna: «lo gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia» (Is 61, 10-11).


[1] Tenuta a Roma il 16 giugno 2012, memoria del Cuore Immacolato di Maria.

[2] DOMENICO SORRENTlNO, L’economista di Dio. Giuseppe Toniolo, Ave, Roma 2012.

[3] GIUSEPPE TONIOLO. Scritti Spirituali, I p. 31 (10 ottobre 1886).

[4] GIUSEPPE TONIOLO, Voglio farmi santo. Diario spirituale, Ave, Roma 2012, p. 103.

[5] Ib. p. 109.

[6] Ib. p. 122.

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